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Ambientalisti argentini manifestano contro l’inquinamento di Botnia sul fiume Uruguay.
Pressenza – Gualeyguaychú, 2010-02-22 La chiusura tanto temuta degli stabilimenti balneari sulla costa del fiume Uruguay è già un fatto.
Dopo i 90 casi di eruzioni cutanee nell’ultimo fine settimana, lo stabilimento balneare Ñandubaysal, a Gualeguaychú, in Argentina, ha deciso di chiudere preventivamente l’accesso al pubblico.
Sebbene la corporazione finlandese Botnia nega le sue responsabilità, la prima relazione realizzata dal gruppo Tecnico Interdisciplinare dell’Assemblea Cittadina Ambientale di Gualeguaychú, fa notare che l’impresa ha versato nel fiume 38mila tonnellate di residui tossici. La trentennale esperienza scientifica internazionale, assicura seri rischi di inquinamento ambientale irreversibili degli ecosistemi prossimi alle piante di cellulosa.
Da svariati mesi, gli abitanti stanno registrando, periodicamente e con angoscia, macchie di diversi lungo il fiume, che contengono alghe di diverso tipo, tra cui le Cianobacterias che producono potenti tossine, capaci di intossicare sia l’uomo che gli animali, varie sostanze chimiche di elevata tossicità, tra cui nonilfenol etoxilados e prodotti simili, provenienti da Botnia. Questa è la denuncia della delegazione argentina presso il Tribunale Internazionale dell’Aia, a settembre scorso.
La violenza economica dell’impresa, con la complicità di varie autorità politiche, vede la resistenza pacifica della popolazione locale: con il blocco del ponte internazionale, i manifestanti esigono lo smantellamento totale e definitivo della cartiera; alle autorità chiedono anche la vigenza del Piano Tecnico Ambientale per controllare l’inquinamento della regione.
Fin’ora non si conosce nessuno studio, relazione o documento di validità scientifica che dica esplicitamente che la pianta di Botnia, col suo volume di produzione, con la tecnologia usata e la sua ubicazione geografica, non inquini. Le relazioni della Corporazione Finanziaria Internazionale (IFC) Banca Mondiale, omettono ogni riferimento a composti solforati tossici, tra essi il solfuro di sodio o alle diossine generate per combustione emessi nell’atmosfera, oltre ad atri prodotti tossici o pericolosi che non sono riportati.
Con un volume di produzione di un milione di tonnellate annuali – che la convertono in una delle industrie cellulosa più grandi del mondo – l’industria in questione emette nell’atmosfera particelle di diossido e monossido di carbonio, ossidi di azoto, diossido di zolfo e composti organici volatili, che possono disperdersi a decine e centinaia di chilometri dal luogo di emissione, trasportando agenti inquinanti di diverso tipo, producendo malattie di diversa indole: dermatologiche, respiratorie e congiuntiviti, ecc.
I vicini di Gualeguaychú si lamentano per la presenza crescente di odori nauseabondi, simili alle uova marce che di per sé colpisce la qualità di vita ed il benessere della popolazione, e per questo tecnicamente, si deve considerare agente inquinante. Già sono state fatte più di 500 denunce di intossicazioni documentate dagli abitanti della regione, prodotte da questo composto ad elevata tossicità.
Traduzione dallo Spagnolo di Annalisa Pensiero