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Approvato il trattato che proibisce l’uso delle bombe a grappolo
Pressenza – Buenos Aires, 2010-02-22 Nell’agosto di quest’anno entrerà in vigore il documento ratificato da 30 paesi che proibisce l’uso delle bombe a grappolo, armi pericolosissime per la vita umana anche molto tempo dopo la fine dei conflitti. Tuttavia, Stati Uniti, Russia, Cina e Israele, paesi produttori e tra i più inclini al loro uso, non hanno firmato tale accordo.
PressenzaBuenos Aires, 22/02/10 Il trattato internazionale che bandisce la produzione e l’uso delle bombe a grappolo entrerà in vigore il 1° Agosto 2010 dopo essere stato ratificato da una trentina di Paesi, informa l’Organizzazione delle Nazioni Unite.
In un comunicato, il Segretario Generale Ban Ki-moon, ha descritto il fatto come un grande passo verso il disarmo globale e una dimostrazione del rifiuto mondiale all’impatto di queste armi. Ban Ki-moon ha sottolineato che queste armi sono poco affidabili e poco precise e uccidono e mutilano la popolazione anche molto tempo dopo la fine dei conflitti. L’ONU calcola che il 98% delle vittime sono civile e che il 40% sono bambini. Il Burkina Faso e la Moldavia sono stati gli ultimi a firmare la Convenzione mentre Stati uniti, Russia, Cina e Israele non hanno ancora ratificato il trattato.
Alcuni dati letali…
Nel Laos, il Paese più colpito dalle bombe a grappolo, l’aviazione statunitense lanciò più di 260 milioni di sub – munizioni tra il 1964 e il 1973, l’equivalente di un carico di un bombardiere B52 ogni otto minuti per nove anni.
Nel 2006 Israele lanciò circa 1800 bombe a grappolo contro il Libano nell’offensiva durata 34 giorni. Attualmente un gran numero di proiettili di artiglieria, bombe e bome a grappolo lanciate dall’esercito israeliano sono disseminati inesplosi in campi, case e strade del sud del Libano. Queste bombe a grappolo hanno ucciso o ferito una media di tre persone al giorno da quando si è conclusa il conflitto, 4 anni fa.
Nei campi, queste armi mettono in pericolo le coltivazioni e gli alimenti e continuano a causare la morte anche a distanza di decadi. Il trattato si vede però limitato dall’assenza dei principali produttori e utilizzatori come Stati Uniti, Russia Cina, Israele, India e Pakistan, ai quali l’ONU si è costantemente rivolta.
Cos’è una “bomba a grappolo”?
Una bomba a grappolo o «clúster» è un ordigno a caduta libera o direzionata che una volta raggiunta una data altezza, misurata da un altimetro, si apre lasciando cadere centinaia di sub – munizioni o piccole bombe di diverso tipo, ad alta carica esplosiva, antiuomo, perforanti, incendiarie ecc.
Data l’ampiezza del raggio e il gran numero di sub – munizioni (fino a 300) sono usate per attaccare obiettivi militari dispersi, come concentrazioni di truppe, colonne, blindati o per impedire l’uso di una zona o di una installazione come ad esempio un aerodromo.
Le bombe a grappolo possono contenere varie centinaia di piccole bombette che si disperdono in un perimetro vasto ma non esplodono allo stesso tempo, diventando così mine antiuomo, proibite dalla Convenzione di Ottawa del 1997.
Secondo Handicap International, nel mondo circa 100.000 persone, il 98% delle quali civili, sono morte o sono rimaste mutilate per l’esplosione di queste bombe dal 1965. Più di un quarto erano bambini che le confondono spesso con giocattoli o lattine.
Le sub – munizioni hanno un indice di errore tra il 5 e il 30% pertanto possono rimanere sotterrate e inesplose anche tempo dopo la fine della guerra, continuando ad essere molto pericolose causa del loro aspetto specialmente per i bambini che le confondono appunto per palline o lattine di bibite.
Israele ha già utilizzato questo tipo di bombe in Libano. Amnesty International ha chiesto in molte occasioni al Governo israeliano che consegni le carte dettagliate con le coordinate precise delle zone a sud del Paese dove stono state lanciate le bombe a grappolo nel Luglio e nell’Agosto del 2006, provocando gravi sofferenze alla popolazione civile libanese.
Alla fine del 2008 ad Oslo, un centinaio di Paesi hanno iniziato a firmare un trattato che bandisce l’uso di questi ordigni, una cerimonia che già in quel momento fu offuscata dall’assenza di Stati Uniti, Cina, Russia, Israele, India e Pakistan, Paesi che tutt’oggi non hanno ratificato il trattato.
Tradotto da Eleonora Albini